Carissime famiglie,
questo articolo è dedicato a voi. Si tratta di un appello ad una piena collaborazione tra voi e la scuola, affinché possiamo occuparci insieme di un aspetto cruciale della crescita di bambini e ragazzi. Mi riferisco alla dimensione affettiva e sessuale. La nostra azione educativa, congiunta, può accompagnare lo sviluppo di ogni singolo bambino/a e ragazzo/a nel percorso di piena consapevolezza della propria dimensione emotiva e della cura per quella degli altri.
L'antefatto
Cosa mi ha motivato a scrivere su questa tematica?
Come tutte le mattine leggo le notifiche che mi arrivano da una nota testata giornalistica (che io apprezzo molto perché al suo interno lavorano giovani giornalisti). Una di queste, cattura la mia attenzione. Riporta il titolo di un articolo che è il seguente: “Si l’ha picchiata, ma per calmarla”.
L’articolo fa riferimento all’esperienza di una giornalista che assiste ad un processo per stupro. Leggendo questo articolo, si capisce molto bene che i problemi da affrontare per la vittima, una giovane di 29 anni, sono due: lo stupro (e tutto quello che comporta) e la cultura sessista che ancora oggi è presente nella società e, purtroppo, anche nelle aule di un tribunale. Dal racconto è evidente che la ragazza ha dovuto sopportare l’arringa della difesa della controparte che non faceva altro che trasformare ogni aspetto della sua vita privata come un’arma processuale (parole tratte dall’articolo). Sempre nell’articolo si legge che in Italia questo tipo di processi possono essere tenuti a porte chiuse (art. 518 del codice di procedura penale), proprio per difendere la parte offesa e non esporla ad un pubblico più vasto. L’avvocata della ragazza, che lavora presso i centri antiviolenza, ha spiegato perché, al contrario, era indispensabile aprirle quelle porte. Hanno così potuto assistere al processo la madre, le amiche della vittima e le operatrici dei centri, oltre alle donne che hanno avuto lo stesso destino. Se il processo fosse stato a porte chiuse, la ragazza avrebbe dovuto subire ulteriore violenza, non fisica, ma psicologica e lesiva della sua dignità. Aprendo le porte e facendo entrare altre donne, la vittima si è sentita sostenuta.
Gli stereotipi, gli aspetti culturali e gli interventi educativi
La nostra società è ancora intrisa di aspetti legati al patriarcato. Il padre, l’uomo, la figura maschile sono emblemi di forza e superiorità rispetto alla madre, alla donna, alla figura femminile. Nonostante importanti cambiamenti che hanno visto nel tempo l’ingresso della donna nel mondo dell’istruzione (vedi studi superiori) e del lavoro, permangono convinzioni legate ad un passato quasi ancestrale. In un mondo evoluto seriamente non occorrerebbe nemmeno parlare di “quote rosa” o pari opportunità. Invece, ancora oggi, le donne accedono a posti di lavoro ma vengono pagate meno degli uomini (clicca qui per approfondire). La donna subisce ricatti subdoli che hanno a che vedere con la maternità e va incontro al licenziamento per essere diventata madre. Dunque, lo stereotipo maschile è quello riferito a persona forte nel senso fisico, emotivo (l’uomo non piange) e di censo (il maschio “porta la pagnotta a casa” si direbbe nella cultura generale e in termini propri di una certa quotidianità). Lo stereotipo femminile è riconducibile ad una figura che prova ad essere come l’uomo ma che è comunque fragile/sensibile e che può rendersi provocatoria e quindi, come una sorta di sirena che ammalia, è in grado di trasformare il brav’uomo in un animale che risponde solo ai suoi istinti.
Veniamo alla parte inerente agli aspetti culturali legati all’emotività, affettività e sessualità
La donna è da molti, ancora oggi, concepita come oggetto ad uso e consumo dell’uomo. In molte relazioni (tossiche) la donna è proprietà del maschio. Può perdere ogni libertà e accettare anche l’insinuazione che se le capita qualcosa “è perché se l’è cercata”. Per capire meglio certi passaggi storici che stanno dietro a queste disfunzioni emotivo-comportamentali, consiglio la lettura del libro scritto da Viola Ardone, “Oliva Denaro”. L’autrice narra le vicende di una ragazzina di 16 anni, nella Sicilia dei primi del ‘900. Viene descritta magistralmente la cultura dell’epoca che, ahimé, per certi versi, è ancora presente nel 2026 su tutto il territorio nazionale. La protagonista subisce uno stupro da parte di un uomo che lei, inizialmente, trova anche attraente e si fa sfuggire uno sguardo di troppo, una piccola danza durante una festa del paese, atteggiamenti che già la condannano ancora prima del brutto fatto. In una parte del libro, viene descritta l’esperienza della vittima che fa appello alle forze dell’ordine (che le fanno intuire che tanto la legge avrebbe tutelato l’aggressore e non la vittima) e, successivamente, le argomentazioni degli uomini che compongono la corte del tribunale.
Per me è stato sconvolgente ritrovare la stessa situazione nell’articolo letto questa mattina.
Prima di passare alla parte degli interventi educativi condivisi tra scuola e famiglia, vorrei darvi la possibilità di ascoltare le parole di una famosa avvocata che si è occupata di difendere decine e decine di ragazze abusate. Si tratta di Tina Lagostena Bassi. Tra le tante vittime, lei ha difeso anche le due ragazze coinvolte nel caso del Circeo nel 1975 (una sola delle due ne uscì viva, l’altra fu massacrata dopo gli stupri). L’avvocata si è sempre battuta affinché fosse riconosciuta giustizia per le vittime e, con questo, intendeva restituire a tutte la dignità che avevano perso. Clicca qui per guardare il video.
Scuola e famiglie per la tutela della vita emotiva ed affettiva dei bambini e dei ragazzi
Una pianta sana e robusta, in grado di portare bellezza e benefici alla comunità deve essere nutrita e curata fin dal momento in cui è sotto forma di piccolo seme.
Così anche una persona, a prescindere che sia maschio o femmina, ha diritto di essere accompagnata nella crescita attraverso modelli che parlino di cura e rispetto.
La famiglia è la prima comunità che i bambini incontrano nella loro vita. È uno spazio in cui percepire amore, attenzione, ascolto. La famiglia è la prima forma di scuola, di alfabetizzazione ed educazione. I genitori rappresentano gli stimoli per chi sta imparando a parlare, camminare, interagire con il prossimo e con l’ambiente. Nella famiglia si gettano le basi per la vita futura dei figli, gli stessi che, un giorno, entreranno in un altro spazio educativo: la scuola.
La scuola dell’infanzia potenzia l’intervento educativo delle famiglie e la scuola primaria ha il privilegio di continuare questo percorso oltre a curare la parte relativa agli apprendimenti delle materie scolastiche. La scuola secondaria si sbilancia di più verso l’area degli apprendimenti ma non perde mai di vista la parte che attiene la relazione ed il comportamento, inteso come agire responsabilmente. Una scuola che assolve ai propri compiti, crea momenti di crescita condivisa e offre la possibilità di maturare consapevolezza nel riconoscimento e nella gestione delle emozioni. Potremmo tradurre la parola “affettività” come atteggiamento nonviolento, atteggiamento di cura e rispetto del prossimo. Se famiglia e scuola, già quando i bambini sono in tenera età, lavorano nella stessa direzione, abbiamo buone probabilità di aver fornito strumenti adeguati per poter affrontare anche il passaggio successivo, cioè quello legato alla dimensione affettiva intesa come rapporto di coppia o gestione della relazione in amore.
I bambini crescono ed arrivano alla preadolescenza che pone in essere cambiamenti, a livello cerebrale, molto importanti. Lo psicologo Alberto Pellai è esperto dell’età evolutiva e ci aiuta a capire cosa succede al cervello di un preadolescente grazie a delle semplici slide. Nel cervello di un preadolescente, la parte emotiva ha il sopravvento su quella cognitiva (la maturazione dal punto di vista delle scelte, ad esempio) che si svilupperà più tardi. I ragazzi vivono le emozioni come se fossero perennemente su delle montagne russe (passano velocemente da un’emozione all’altra o le vivono in una forma più intensa). Oltre a questo, la parte relazionale e la rete amicale diventano fondamentali per la costruzione della loro personalità e per definire il loro ruolo all’interno del gruppo dei pari.
L’adolescenza è una fase di passaggio molto delicata nella vita di una persona. Si mette in discussione tutto, in particolare la sfera emotivo-relazionale. Le sfide educative sono oggi molto più complesse di quelle del passato poiché i giovani, oltre alla loro vita reale, ne costruiscono un’altra online tramite i social media e varie piattaforme. Questo comporta anche la possibilità (ormai trasformata in certa consuetudine) di venire a contatto in modo molto precoce con contenuti espliciti riguardanti la sessualità. In questi ambienti virtuali i ragazzi e le ragazze incontrano anche modelli di bellezza fisica che li mettono sotto pressione. Non solo. Passa anche un messaggio di cosa sia virilità e cosa sia femminilità (l’aspetto sensuale è sempre estremamente presente).
Save the children ha condotto una ricerca intitolata “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?“(clicca sul titolo per accedere ai contenuti). Il documento è molto ben fatto e riporta delle percentuali riferite al campione dello studio. Riporta anche dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Unesco. Ciò che si evince è che la famiglia è presente, ma non sempre, e che la scuola, almeno in Italia, lo è ancor meno in tema di educazione all’affettività e sessualità. Gran parte dei paesi europei ha introdotto come obbligatoria questa importante, a volte vitale, materia di studio. Noi ancora no.
Cosa succede in Italia? Nel nostro paese è di recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la legge 104/2026 che riporta le Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. Cosa vuol dire? Vuol dire che la scuola può mettere in atto progetti di educazione all’affettività e sessualità solo previa autorizzazione delle famiglie o degli studenti, qualora maggiorenni (accettano o meno di seguire il corso). Prima di questa legge, la scuola poteva liberamente promuovere dei percorsi sull’affettività, senza il consenso delle famiglie che venivano, comunque, informate in merito a questa progettualità. Nella mia esperienza personale ho visto condurre con estrema professionalità questo tipo di percorsi e la scuola si è sempre appellata a professionisti del settore. Le famiglie, poi, hanno sempre restituito un feedback molto positivo. Anche i ragazzi hanno trovato beneficio oltre che una possibilità di confrontarsi con persone che non rientravano né nell’ambito familiare né in quello scolastico. Nei casi di domande strettamente personali, si è sempre pensato a modalità anonime per far emergere certe curiosità.
Ora la legge obbliga a passare dall’autorizzazione delle famiglie.
Questo articolo che avete appena letto vuole essere un accorato appello affinché quel consenso venga concesso. Si tratta di un segnale molto importante che si vuol dare per comunicare messaggi chiari e inequivocabili:
le famiglie condividono con la scuola la responsabilità di cura nei confronti di bambini e ragazzi:
le famiglie sostengono l’istituzione scolastica;
le famiglie apprezzano un percorso che aiuti i loro figli ad essere consapevoli dei cambiamenti della loro mente e del loro corpo, dei processi relazionali in ambito di relazione con gli altri e di coppia, dei rischi che corrono se affrontano la sessualità senza precauzioni.
Sarebbe bello trovare il modo per richiedere una legge che renda obbligatorio per le istituzioni scolastiche organizzare questo tipo di percorso e integrarlo tra le azioni educative e le progettualità, anche senza consenso delle famiglie. Perché dico questo? Dagli studi che vi ho condiviso emerge che non tutti i ragazzi e i bambini hanno la fortuna di vivere in una famiglia attenta alle loro necessità educative, specie per quanto riguarda l’affettività e la sessualità (questo lo possiamo constatare anche nella vita di tutti i giorni). Avere un’istituzione scolastica che garantisce a tutti un’educazione efficace, funzionale e professionale su queste tematiche equivale a vivere in un paese in cui il servizio pubblico viene garantito a tutte le persone che ne fanno parte, nessuno escluso.
Sostenete la scuola, sempre, e avrete una possibilità in più per aiutare i vostri figli a crescere.
Un sentito ringraziamento a tutti voi!
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